Per chi il lavoro non lo fa seduto a una scrivania
App su misura: lo strumento giusto per chi lavora fuori dall'ufficio
Il tecnico in cantiere, l'autista in consegna, chi conta la merce in magazzino. Tutta gente che oggi segna le cose su un foglio e le ricopia la sera, quando se le ricorda.
Prima domanda: serve davvero un'app?
È la domanda che va fatta per prima, perché la risposta cambia il preventivo di parecchio e a volte la risposta è no.
Se lo strumento serve solo dentro l'azienda, quasi sempre la strada giusta non è un'app da store ma una pagina web fatta per il telefono: si apre dal browser, si aggiunge alla schermata iniziale e da lì in poi si comporta come un'app, con la sua icona e a tutto schermo. Costa meno, si aggiorna in un secondo senza che nessuno debba scaricare niente, funziona uguale su iPhone e su Android, e soprattutto non deve passare da nessuna approvazione.
L'app vera serve quando c'è bisogno di cose che il browser non fa bene: leggere codici a barre a raffica, lavorare senza campo e sincronizzare quando torna la linea, mandare notifiche che arrivano davvero, usare la posizione in modo continuo. E serve, ovviamente, quando l'app va venduta o distribuita al pubblico sugli store.
La prima cosa che faccio è dirti in quale dei due casi sei, anche quando il secondo mi farebbe fatturare di più. Un'app pubblicata per un uso che stava benissimo in una pagina web è una spesa e una manutenzione che si portano dietro per anni.
Le tre forme, in chiaro
- Applicazione web da telefonoSi apre dal browser e si aggiunge alla schermata iniziale. Nessuno store, nessuna approvazione, aggiornamenti immediati per tutti, una sola versione da mantenere. È la forma giusta per la maggior parte degli strumenti interni.
- App aziendale distribuita internamenteUn'app vera, installata solo sui dispositivi dell'azienda senza passare dal negozio pubblico. Serve quando servono le funzioni del telefono ma l'app non riguarda nessuno fuori dall'azienda.
- App pubblicata sugli storeQuando l'app è rivolta al pubblico o ai clienti. Qui entrano in gioco le regole di Apple e Google, i tempi di revisione, le informative obbligatorie e la gestione degli aggiornamenti: sono passaggi noti e gestibili, ma vanno messi in conto da subito perché allungano i tempi.
La parte che non si vede, ed è quella che conta
Un'app è la punta di qualcosa: sotto c'è un server che tiene i dati, li protegge, decide chi può vedere cosa e continua a funzionare quando l'app viene aggiornata. È lì che un progetto riesce o fallisce, ed è lì che il fatto di fare anche l'altro mestiere cambia le cose: server, reti e backup sono il mio lavoro quotidiano, quindi la parte sotto non viene appaltata a qualcun altro né lasciata all'improvvisazione.
Due cose che metto sempre in conto fin dal primo giorno, perché rimediare dopo costa dieci volte tanto. La prima: cosa succede senza campo. Un'app usata in magazzino o in cantiere deve continuare a funzionare quando la linea manca, e sincronizzare quando torna — e va deciso prima che cosa vince se due persone hanno modificato la stessa cosa. La seconda: quali dati raccoglie e perché. Ogni dato in più è un dato da proteggere e da dichiarare, quindi si raccoglie solo quello che serve davvero al lavoro.
Come si svolge
Come per il software su misura: prima si guarda come si lavora adesso, poi un preventivo scritto con dentro anche quello che non è compreso, poi pezzi funzionanti che si provano mano a mano invece di mesi di silenzio, e infine il rilascio con i dati veri.
Se l'app va sugli store, in mezzo c'è la pubblicazione: account, materiali, informative e revisione. È un percorso con regole precise e tempi non sempre prevedibili, e va detto prima invece di scoprirlo alla fine.
E vale la stessa regola: il codice è vostro, sorgenti compresi. Un'app di cui non possedete il codice vi lega a chi l'ha scritta per tutta la vita del prodotto.
Domande frequenti
Quanto costa un'app?
Dipende quasi solo da due cose: quante funzioni del telefono usa davvero (macchina fotografica, posizione, lettura di codici, funzionamento senza rete) e se deve andare sugli store. Un'applicazione web per uso interno sta in una frazione del costo di un'app pubblicata, e spesso risolve lo stesso problema.
Deve funzionare su iPhone e su Android?
Se la risposta è sì, va detto subito: cambia la tecnologia e cambia il preventivo. In molti casi interni la risposta giusta è l'applicazione web, che risolve la questione alla radice perché funziona uguale su tutti e due.
Quanto ci vuole per pubblicarla?
Alla realizzazione va sommata la revisione degli store, che ha tempi propri e non dipende da chi sviluppa. Si mette in conto dall'inizio, e non si promettono date di pubblicazione che dipendono da qualcun altro.
Chi la mantiene dopo?
Un'app pubblicata va tenuta aggiornata, perché i sistemi dei telefoni cambiano ogni anno e un'app ferma prima o poi smette di essere accettata. La manutenzione si concorda al rilascio: è una spesa piccola e ricorrente, ma va prevista e non scoperta.
Della pubblicazione ve ne occupate voi?
Sì: account di sviluppo, materiali, informative obbligatorie e rapporti con la revisione li seguo direttamente io, non è una parte che ti resta in mano. Dei progetti dei clienti non pubblico nomi senza autorizzazione: se ti serve una referenza per valutare, te la fornisco direttamente.
Dimmi chi la userebbe e dove
In magazzino, in cantiere, in auto, davanti a un cliente. Da quello si capisce già se serve un'app vera o se basta una pagina fatta per il telefono, e la differenza di spesa è grossa.